Parità e trasparenza retributiva – Nuovi obblighi e sanzioni per le imprese

da | Mag 5, 2026

Il  Consiglio dei Ministri, nella seduta del 30 aprile 2026, ha approvato in via definitiva il decreto legislativo di recepimento della Direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva. Il provvedimento introduce un sistema organico di obblighi e controlli finalizzati a garantire la parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

La disciplina avrà un impatto significativo sull’organizzazione aziendale, sui processi di selezione, sulle politiche retributive e sugli adempimenti informativi. Di seguito si fornisce una sintesi operativa delle principali novità.

Ambito di applicazione

Il decreto si applica a tutti i datori di lavoro pubblici e privati, con riferimento ai rapporti di lavoro subordinato, inclusi:

  • tempo indeterminato e determinato;
  • part-time;
  • dirigenti.

Il testo potrebbe includere anche apprendisti, intermittenti e lavoratori domestici, in coerenza con la Direttiva europea.

 Obblighi di trasparenza nella fase di selezione

Tutti i datori di lavoro devono:

  • indicare retribuzione iniziale o fascia retributiva negli annunci e bandi;
  • garantire neutralità di genere nei testi e nei criteri di selezione;
  • non richiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni pregresse.

Il decreto stabilisce che “il datore di lavoro… non può chiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni correnti o pregresse”.

 Trasparenza durante il rapporto di lavoro

Ogni lavoratore ha diritto a ottenere, entro due mesi, informazioni su:

  • livelli retributivi medi per sesso;
  • categorie che svolgono lo stesso lavoro o lavoro di pari valore.

Per le imprese fino a 49 dipendenti saranno previste modalità semplificate definite da un decreto ministeriale.

 Criteri retributivi e progressione economica

I datori di lavoro devono rendere accessibili i criteri utilizzati per:

  • determinare le retribuzioni;
  • definire la progressione economica.

Le imprese con meno di 50 dipendenti sono esentate dall’obbligo relativo ai criteri di progressione.

Comunicazione del divario retributivo di genere (solo aziende ≥100 dipendenti)

Dati da trasmettere

  • divario retributivo complessivo e mediano;
  • differenze nelle componenti variabili;
  • distribuzione per sesso nei quartili retributivi;
  • dati per categoria professionale.

Scadenze

  • ≥250 dipendenti: prima comunicazione entro il 7 giugno 2027, poi annuale;
  • 150–249 dipendenti: entro il 7 giugno 2027, poi ogni 3 anni;
  • 100–149 dipendenti: entro il 7 giugno 2031, poi ogni 3 anni.

Il decreto prevede l’utilizzo di dati già disponibili presso INPS, INAIL e INL per ridurre gli oneri amministrativi.

Valutazione congiunta delle retribuzioni (Joint Pay Assessment)

Obbligatoria quando:

  1. emerge un divario ≥ 5% in una categoria;
  2. il datore non fornisce giustificazioni oggettive;
  3. non sono adottate misure correttive entro 6 mesi.

L’analisi deve essere svolta con i rappresentanti dei lavoratori e comunicata agli organismi competenti.

 Protezione dei dati personali

Il trattamento dei dati avviene nel rispetto del GDPR. Quando i dati possono rendere identificabile un singolo lavoratore, l’accesso è limitato a:

  • rappresentanti dei lavoratori;
  • Ispettorato del Lavoro;
  • Organismo per la parità.

È vietato l’uso dei dati per finalità disciplinari o gestionali non pertinenti.

 Sistema sanzionatorio

In caso di discriminazioni retributive accertate si applicano le sanzioni previste dal Codice delle pari opportunità (D. Lgs. 198/2006):

  • revoca di benefici pubblici;
  • esclusione dagli appalti;
  • sanzioni amministrative da 5.000 a 10.000 euro.

È vietato qualsiasi trattamento ritorsivo verso lavoratori o rappresentanti che esercitano i diritti previsti.

Presso il Ministero del Lavoro è istituito un organismo composto da rappresentanti istituzionali e delle parti sociali. Prima relazione alla Commissione europea: 7 giugno 2028.

Indicazioni operative per le aziende

Si raccomanda di avviare fin da subito:

  • una ricognizione dei sistemi retributivi e dei criteri di inquadramento;
  • la revisione dei processi di selezione e delle comunicazioni esterne;
  • la predisposizione di procedure interne per la gestione delle richieste dei lavoratori;
  • la valutazione dell’impatto organizzativo per le imprese ≥100 dipendenti.

Conclusioni

Il nuovo decreto introduce un sistema strutturato e periodico di misurazione e comunicazione del gender pay gap, con obblighi crescenti in base alla dimensione aziendale. Si tratta di un intervento che, oltre a rispondere a un obbligo normativo, rappresenta un’opportunità per rafforzare la governance aziendale e promuovere una cultura retributiva improntata a equità e trasparenza.

Per ulteriori approfondimenti o supporto operativo, gli uffici dell’Associazione restano a disposizione:

Per Firenze: s.rinaldo@confindustriatoscanacentroecosta.it

Per Livorno: e.bartolo@confindustriatoscanacentroecosta.it

Per Massa Carrara : a.biso@confindustriatoscanacentroecosta.it

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