L’INAIL ha recentemente richiamato l’attenzione, mediante un provvedimento allegato, sui rischi connessi al lavoro notturno, evidenziando come tale modalità organizzativa possa determinare effetti significativi sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e richieda, conseguentemente, specifiche misure di tutela da parte del datore di lavoro.
Chi è il lavoratore notturno
Ai sensi del D.Lgs. n. 66/2003, è considerato lavoratore notturno il dipendente che svolge in via ordinaria almeno tre ore del proprio orario giornaliero durante il periodo notturno, individuato in almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le ore 5.00, per un minimo di 80 giornate lavorative all’anno, salvo diverse disposizioni previste dalla contrattazione collettiva.
I rischi per salute e sicurezza
Numerosi studi richiamati dall’INAIL evidenziano come il lavoro notturno possa determinare un’alterazione dei ritmi circadiani e un disallineamento tra l’orologio biologico dell’organismo e i normali cicli ambientali. Tale condizione può comportare:
- disturbi del sonno e della vigilanza;
- maggiore probabilità di infortuni e “near miss”;
- aumento del rischio di patologie cardiovascolari, ipertensione e diabete di tipo 2;
- disturbi gastrointestinali;
- problematiche psicologiche, tra cui ansia e depressione;
- difficoltà nella gestione della vita familiare e sociale.
Particolare attenzione deve essere prestata alle lavoratrici in gravidanza e ai lavoratori esposti a sostanze chimiche, poiché le alterazioni dei processi circadiani possono amplificare determinati fattori di rischio.
Gli obblighi del datore di lavoro
Alla luce di tali evidenze, le aziende che impiegano personale in orario notturno sono tenute a:
- effettuare una specifica valutazione dei rischi connessi al lavoro notturno;
- attivare la sorveglianza sanitaria prevista dalla normativa;
- verificare periodicamente l’idoneità dei lavoratori interessati;
- informare e formare il personale sui rischi correlati a questa particolare organizzazione dell’orario di lavoro;
- adottare misure preventive e organizzative adeguate.
Restano inoltre ferme le tutele previste dalla legge che vietano l’adibizione al lavoro notturno delle lavoratrici gestanti e fino al compimento di un anno di età del figlio, nonché le particolari facoltà di esonero riconosciute a determinate categorie di lavoratori con responsabilità familiari o assistenziali.
Il ruolo della corretta alimentazione
L’INAIL sottolinea anche l’importanza della nutrizione come strumento di prevenzione. Il disallineamento cronobiologico, infatti, può favorire abitudini alimentari scorrette, con maggiore consumo di alimenti ricchi di grassi, zuccheri e caffeina.
Tra le buone pratiche suggerite figurano:
- promozione di un’alimentazione ispirata alla dieta mediterranea;
- disponibilità di spazi adeguati per la conservazione e il consumo dei pasti durante il turno notturno;
- offerta, tramite distributori automatici, di opzioni alimentari più salutari;
- sensibilizzazione dei lavoratori sull’importanza dell’idratazione, dell’attività fisica e della qualità del sonno.
Considerazioni operative per le aziende
L’approfondimento dell’INAIL rappresenta un ulteriore richiamo alla necessità di gestire il lavoro notturno non solo sotto il profilo organizzativo, ma anche come fattore di rischio da integrare nei processi aziendali di prevenzione e tutela della salute.
È pertanto opportuno verificare l’adeguatezza del documento di valutazione dei rischi, delle procedure di sorveglianza sanitaria e delle misure informative rivolte ai lavoratori interessati.
Per ulteriori chiarimenti e/o approfondimenti contattare i funzionari di riferimento:
Per Firenze: e.masi@confindustriatoscanacentroecosta.it , s.rinaldo@confindustriatoscanacentroecosta.it
Per Livorno: e.bartolo@confindustriatoscanacentroecosta.it
Per Massa Carrara: a.biso@confindustriatoscanacentroecosta.it


