La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che l’utilizzo dei poteri di emergenza economica previsti dall’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 non costituisce una base giuridica adeguata per introdurre dazi universali. Secondo i giudici, la competenza primaria in materia di dazi spetta al Congresso degli Stati Uniti, ponendo così un limite significativo all’azione unilaterale dell’esecutivo.
Introduzione di nuovi dazi
Nonostante il pronunciamento della Corte Suprema, il presidente Trump ha ribadito l’intenzione di proseguire con la sua politica tariffaria, facendo leva su altre basi giuridiche previste dall’ordinamento statunitense. Infatti, l’amministrazione americana ha adottato un nuovo dazio aggiuntivo del 10% sui prodotti importati negli USA, usando come base legale la Sezione 122 del Trade Act 1974, la cui finalità è correggere squilibri della bilancia dei pagamenti o stabilizzare la valuta.
I nuovi dazi sono entrati in vigore alle 12:01 (EST) del 24 febbraio 2026. La loro durata è di 150 giorni. Il provvedimento della Casa Bianca prevede delle esenzioni (in allegato la lista delle linee tariffarie esentate).
Inoltre, l’applicazione di tali dazi è esclusa per i:
1) beni già soggetti a dazio ex Sezione 232 del Trade Expansion Act, 1962 (sicurezza nazionale);
2) beni, provenienti da Canada e Messico, già esenti da dazio ai sensi dell’USMCA;
3) prodotti tessili e dell’abbigliamento originari di Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua, e dei Caraibi, ai sensi dell’accordo CAFTA-DR.
Reazioni dell’Unione europea
Le istituzioni dell’Unione europea hanno reagito chiedendo chiarezza e rispetto degli impegni commerciali già assunti da Washington e Bruxelles.
In una nota ufficiale, la Commissione europea ha sottolineato che la situazione attuale non favorisce la realizzazione di scambi e investimenti transatlantici “equi, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi”, come previsto nella dichiarazione congiunta dell’agosto 2025 tra Ue e Stati Uniti. Bruxelles ha quindi esplicitamente chiesto agli Stati Uniti di onorare gli accordi già firmati e di fornire piena chiarezza sulle misure che intendono adottare dopo la sentenza della Corte Suprema.
Inoltre, Maroš Šefčovič, commissario europeo al Commercio, ha confermato che la Commissione è in stretto e continuo contatto con l’amministrazione statunitense e che Bruxelles lavorerà per ridurre i dazi doganali secondo quanto previsto dagli accordi preliminari.
A seguito della sentenza della Corte Suprema, il Parlamento europeo ha rinviato il voto per l’approvazione dell’accordo commerciale firmato lo scorso luglio a Turnberry, in Scozia,dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente statunitense Donald Trump.
Prospettive
La vicenda segna l’inizio di una fase delicata e complessa sul piano legale, commerciale ed economico, con potenziali implicazioni su scala globale. L’evoluzione dipenderà da diversi fattori chiave:
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dalle basi giuridiche che l’amministrazione statunitense deciderà di adottare per l’applicazione dei dazi;
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dalle eventuali iniziative del Congresso USA;
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dalla risposta dei partner commerciali, tra cui l’Unione europea, che ha chiesto chiarezza e rispetto degli impegni assunti;
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dall’eventuale gestione di rimborsi per le imprese colpite. Tali rimborsi, qualora dovessero essere riconosciuti, avrebbero un impatto significativo sulle finanze pubbliche statunitensi, considerando che i dazi finora incassati dagli Stati Uniti valgono decine di miliardi di dollari.


