Dal luogo dove nacque l’Umanesimo, un “Codice di Firenze” per governare l’intelligenza artificiale

Il presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli, lancia la proposta di un documento condiviso sull’Umanesimo contemporaneo durante l’incontro dedicato all’Enciclica Magnifica Humanitas nel complesso di Santo Spirito. “Non è più tempo delle analisi: ormai ci siamo dentro e bisogna agire”

Un documento condiviso che fissi le metriche del nuovo Umanesimo nell’era dell’intelligenza artificiale, scritto a partire dalla città in cui l’Umanesimo è nato. È il Codice di Firenze, il progetto lanciato da Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, giovedì 24 settembre nel corso dell’incontro “La Magnifica Humanitas e il nuovo Umanesimo. Centralità della persona e valore del lavoro nel cantiere dell’intelligenza artificiale“.

L’evento, organizzato con la Comunità Agostiniana di Santo Spirito e ospitato dal Centro Studi Leone XIV, si è aperto con il benvenuto del priore Padre Giuseppe Pagano e i saluti istituzionali della sindaca di Firenze Sara Funaro e di Baroncelli. Sono intervenuti Stefano Zamagni, professore di Economia politica all’Università di Bologna, e Patrizia Giunti, presidente della Fondazione Giorgio La Pira; le conclusioni sono state affidate all’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli. Ha moderato Claudio Cerasa, direttore del Foglio.

Il punto di partenza è la reindustrializzazione, tema su cui Confindustria lavora da tempo e di cui l’intelligenza artificiale è, per Baroncelli, un pezzo fondamentale: un acceleratore, uno strumento come lo sono sempre state le grandi innovazioni. Da qui la proposta: “Confindustria vorrebbe contribuire a fissare le metriche del nuovo Umanesimo e lavorare su un Codice di Firenze, un documento condiviso sull’Umanesimo contemporaneo alla luce dell’intelligenza artificiale”.

Cosa prevede il Codice

Al centro c’è il valore strategico del lavoro qualificato, indicato come primo fattore competitivo dell’economia. Governare la rivoluzione dell’IA, secondo la proposta, significa prima di tutto investire: nella formazione permanente delle persone, nel rafforzamento delle competenze tecnologiche e digitali, in politiche attive che sostengano la mobilità professionale e l’adattabilità dei sistemi produttivi, nella sicurezza di dati e infrastrutture e nella partecipazione del capitale umano ai processi, fino a una contrattazione collettiva evoluta capace di accompagnare le trasformazioni tecnologiche.

“Riaffermare la dignità del lavoro non vuol dire opporsi all’intelligenza artificiale”, ha sottolineato il presidente, “vuol dire mettere le persone, tutte le persone, nella condizione di essere protagoniste della nuova economia della conoscenza”.

Il Codice nasce come un’agenda aperta, che coinvolge imprese, istituzioni, sindacati, mondo della cultura e della scuola, con l’obiettivo di un’innovazione che tenga insieme competitività e dignità del lavoro, crescita e coesione sociale. Baroncelli ha invitato i relatori del convegno a lavorarci insieme all’associazione, raccogliendo l’appello dell’Enciclica a uno sforzo convergente tra politica, lavoratori, imprese e comunità scientifica per definire in tempi rapidi regole adeguate e condivise.

Una risposta territoriale a una sfida globale

La dimensione locale è una scelta precisa: come ricorda l’Enciclica, non esiste un modello di cambiamento unico, ma territori che chiedono risposte diverse. Per un’area in cui la moda e parte della meccanica sono impegnate a reinventarsi, e che vuole attrarre e trattenere i giovani più qualificati, servono metriche di politica industriale che tengano insieme crescita, dignità del lavoro, benessere diffuso e accesso all’innovazione. In questa direzione l’associazione sta programmando corsi sull’intelligenza artificiale rivolti ai collaboratori delle imprese e agli stessi imprenditori, perché tutti possano partecipare alla nuova economia della conoscenza “da protagonisti, non da gregari”.

Un cambio di paradigma, un’opportunità da governare

“Non siamo nostalgici dei codici miniati”, ha detto Baroncelli, richiamando la biblioteca di Santo Spirito e il passaggio alla stampa a caratteri mobili, che rese il sapere più accessibile e fu uno dei motori dell’Umanesimo. Né lo è l’Enciclica, che in modo non ideologico riconosce all’automazione la capacità di liberare le persone da mansioni gravose, ripetitive e pericolose. L’IA, però, corre più veloce di ogni innovazione precedente, con centinaia di milioni di utenti raggiunti in pochi mesi, e chiede nuove capacità: “Prima contava il sapere, ora conta il giudizio. Prima era fondamentale il saper fare, ora il punto nodale è saper capire”.

In chiusura, Baroncelli ha raccontato di aver chiesto proprio a un’intelligenza artificiale un decalogo per il suo uso consapevole: ai primi posti persona al centro, formazione continua e governare l’innovazione anziché subirla. “Esame superato brillantemente”, ha commentato, ricordando che la responsabilità di tradurre questi principi in scelte concrete resta a imprese, istituzioni e società. “Tocca a noi dimostrare che l’innovazione è un elemento fondante di un nuovo Umanesimo”.

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