Ue: via libera al passaporto digitale del prodotto

La transizione verso un’economia più sostenibile e circolare passa anche dalla gestione digitale delle informazioni sui prodotti. In questo contesto si inserisce il passaporto digitale del prodotto (Digital Product Passport – DPP), uno degli strumenti chiave introdotti dall’Unione europea per aumentare la trasparenza delle filiere, favorire il riutilizzo e il riciclo dei beni e mettere a disposizione di imprese, autorità e consumatori informazioni affidabili lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti.

Il sistema rappresenta una delle principali innovazioni del nuovo quadro europeo sulla sostenibilità dei prodotti e sarà introdotto progressivamente in diversi settori industriali, con un primo obbligo operativo previsto per alcune categorie di batterie dal 2027.

Il quadro normativo

La disciplina del Passaporto Digitale del Prodotto è contenuta principalmente nel regolamento Ue 2024/1781, relativo ai requisiti di progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili (Ecodesign for Sustainable Products Regulation – ESPR). Il regolamento stabilisce i principi generali del DPP, prevedendo che determinati prodotti possano essere immessi sul mercato europeo solo se accompagnati da un passaporto digitale conforme ai requisiti definiti dalla normativa.

Il regolamento stabilisce che il passaporto dovrà essere collegato a un identificativo univoco del prodotto, essere accessibile attraverso un supporto digitale (come un QR Code o altro vettore dati) e utilizzare formati interoperabili per consentire lo scambio delle informazioni tra i diversi operatori della filiera. I contenuti specifici e le modalità applicative saranno definiti dalla Commissione europea attraverso appositi atti delegati dedicati ai singoli gruppi di prodotti.

Un primo esempio di applicazione settoriale è rappresentato dal regolamento Ue 2023/1542 sulle batterie, che introduce il cosiddetto passaporto della batteria per alcune categorie di accumulatori, anticipando l’applicazione concreta del sistema.

Che cos’è il passaporto digitale del prodotto

Il Passaporto Digitale del Prodotto è un insieme strutturato di informazioni digitali associate a un prodotto, a un modello, a un lotto o a un singolo articolo, che consente di raccogliere e condividere dati relativi alle sue caratteristiche tecniche, ambientali e normative.

L’accesso alle informazioni avverrà normalmente attraverso un QR Code, un Data Matrix o un altro supporto digitale, applicato direttamente sul prodotto, sull’imballaggio o sulla documentazione di accompagnamento, secondo quanto stabilito dalle specifiche normative di settore.

L’obiettivo è creare una “carta d’identità digitale” del prodotto, disponibile lungo tutta la catena del valore: dal produttore al distributore, dal riparatore al riciclatore, fino al consumatore finale.

Quali informazioni conterrà

Il Passaporto Digitale del Prodotto raccoglierà le informazioni essenziali per conoscere l’origine, le caratteristiche e il ciclo di vita di un bene. I dati potranno riguardare, in base alla categoria di prodotto, i materiali utilizzati, la composizione, le prestazioni, la conformità normativa, la durata, la possibilità di riparazione, le modalità di manutenzione, il riutilizzo e il riciclo.

Le informazioni saranno definite in modo specifico per ciascun settore dalla Commissione europea, con l’obiettivo di garantire dati standardizzati, aggiornati e facilmente accessibili da parte degli operatori autorizzati e degli utenti interessati.

Il registro europeo dei passaporti digitali del prodotto

Per supportare il funzionamento del sistema, la Commissione europea ha istituito un registro europeo dei passaporti digitali del prodotto, previsto dal regolamento ESPR.

Il registro non rappresenta un archivio contenente tutte le informazioni sui prodotti presenti sul mercato, ma una struttura centrale destinata a conservare in modo sicuro gli elementi necessari alla gestione del sistema, come gli identificativi univoci dei prodotti e le informazioni di collegamento con gli operatori economici e i fornitori dei servizi digitali. I dati dettagliati sui prodotti rimarranno invece presso i soggetti responsabili della loro gestione.

Questa architettura consente di mantenere un sistema decentralizzato, più flessibile e scalabile, garantendo allo stesso tempo interoperabilità, sicurezza e controllo delle informazioni.

La Commissione europea ha inoltre previsto strumenti di supporto per accompagnare imprese e operatori nella fase di preparazione, tra cui documentazione tecnica, servizi di assistenza e ambienti di test.

I settori interessati

L’introduzione del Passaporto Digitale del Prodotto avverrà progressivamente e coinvolgerà numerose categorie merceologiche.

Tra i settori già individuati figurano:

  • batterie;
  • tessili;
  • acciaio;
  • alluminio;
  • pneumatici;
  • mobili;
  • prodotti ICT;
  • prodotti connessi all’energia.

Il sistema potrà inoltre essere applicato a prodotti già disciplinati da normative settoriali europee, come prodotti da costruzione, giocattoli e detergenti.

Per ogni categoria la Commissione europea definirà con specifici atti delegati i requisiti tecnici, le informazioni obbligatorie e le tempistiche di applicazione.

Quando entrerà in vigore

L’applicazione del Passaporto Digitale del Prodotto sarà graduale. La prima applicazione obbligatoria riguarderà il settore delle batterie: dal 18 febbraio 2027 dovranno essere dotate di passaporto digitale alcune categorie specifiche, tra cui le batterie per veicoli elettrici, le batterie industriali ricaricabili con capacità superiore a 2 kWh e le batterie per mezzi di trasporto leggeri.

Successivamente, a partire dal 2027, il sistema sarà progressivamente esteso agli altri comparti individuati dalla normativa europea, tra cui tessile, acciaio, prodotti da costruzione e ulteriori categorie definite attraverso gli atti delegati della Commissione. Per ciascun settore saranno stabiliti requisiti specifici e, generalmente, sarà previsto un periodo transitorio di almeno 18 mesi tra l’adozione delle regole e la loro effettiva applicazione, così da consentire alle imprese di adeguare processi, sistemi informativi e filiere produttive.

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