Attivo il Desk Medio Oriente: news in continuo aggiornamento e supporto alle imprese

La crisi in Medio Oriente, con l’escalation del conflitto tra Iran, Israele e il coinvolgimento USA, sta colpendo duramente anche le imprese.

In questo presidio operativo offriamo aggiornamenti in tempo reale sull’evoluzione della situazione geopolitica e i suoi effetti diretti sulle catene di approvvigionamento, i costi energetici e i mercati globali.

Le aziende possono contare su un servizio di assistenza dedicato e su un aggiornamento quotidiano.

Mar 4, 2026

La news è navigabile tramite indice che identifica argomenti e data di pubblicazione dell’aggiornamento.

Impatti sul traffico commerciale – aggiornamento del 04-03-2026 14:19

Il conflitto in corso da pochi giorni sta già producendo impatti immediati e severi sui nodi logistici direttamente coinvolti:
1. Rotte marittime
Stretto di Hormuz (20% circa del petrolio e LNG globale, ~20,9 milioni di barili/giorno): traffico quasi azzerato. Le Guardie Rivoluzionarie Iraniane hanno emesso avvertimenti per i quali “nessuna nave può passare”; oltre 150 petroliere sono ancorate fuori dallo stretto. Le principali compagnie hanno sospeso tutti i transiti fino a nuovo ordine, per motivi di sicurezza degli equipaggi con eventuale Rerouting obbligatorio intorno al Capo di Buona Speranza (Africa meridionale). Nelle ultime ore – contrariamente a quanto precedentemente dichiarato da fonti della Marina USA – il Presidente Trump ha annunciato che, “_se necessario, la Marina degli Stati Uniti inizierà a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, il prima possibile_”. In questa fase di grandissima incertezza, i passaggi attraverso lo stretto sono sempre più difficili da verificare/monitorare, a causa delle diffuse interferenze GNSS e dei potenziali transiti al buio e con AIS disattivato, delle imbarcazioni.

 2. Rotte cargo aereo
– Chiusure: Iran, Iraq, Siria, Israele, Qatar, Kuwait, Bahrain, Emirati Arabi (nessun sorvolo sugli UAE riportato). Aeroporti principali (Dubai, Abu Dhabi, Doha, Beirut, Kuwait) con attività ridotta o ferma; oltre 3.400 voli cancellati solo domenica 2 marzo.
– Cargo aereo: tassi in forte aumento attesi ed Hub mediorientali (Dubai, Doha) con criticità; volumi cargo bloccati o deviati. Merci high-value (farmaceutici, elettronica, ricambi) subiscono ritardi di giorni/settimane.


Aumento dei costi energetici e impatto sui bilanci delle imprese – aggiornamento del 04-03-2026 12:25

Le tensioni legate al conflitto in Iran e alla situazione nello Stretto di Hormuz stanno determinando un sensibile incremento dei prezzi dell’energia, con effetti rilevanti per il sistema produttivo italiano.
Il petrolio Brent è tornato sopra gli 80 dollari al barile, mentre il gas europeo scambiato al Ttf di Amsterdam ha registrato un incremento complessivo del 53% in due giorni, attestandosi a 54,3 euro al megawattora. Parallelamente si osservano rialzi dei carburanti alla pompa: la benzina self service raggiunge 1,693 euro al litro e il diesel 1,753 euro, con valori più elevati sulla rete autostradale.
L’aumento dei prezzi energetici incide in modo particolare sui settori ad alta intensità di consumo – manifatturiero, trasporti, logistica e agroalimentare – determinando un incremento dei costi operativi e una conseguente pressione sui margini aziendali.
Secondo le stime di Nomisma Energia, dal prossimo trimestre potrebbe registrarsi un aumento del 15% delle tariffe gas e dell’8-10% dell’energia elettrica per alcune categorie di utenti, con possibili riflessi sull’intero tessuto produttivo.


 

Panoramica

Escalation militare e coinvolgimento dei paesi limitrofi

L’escalation militare che coinvolge l’Iran sta determinando un marcato aumento del livello di instabilità in Medio Oriente. Infatti, attacchi missilistici e con droni condotti da Teheran hanno interessato infrastrutture energetiche, basi militari e obiettivi strategici in diversi paesi limitrofi, ampliando così il perimetro della crisi.
In particolare, episodi di attacco o minaccia hanno riguardato stati come Arabia Saudita, Emirati Arabi UnitiQatar, Kuwait, Oman e Bahrein. Il coinvolgimento diretto o indiretto di questi paesi – snodi fondamentali per energia, logistica e investimenti internazionali – rende la situazione particolarmente delicata anche per le imprese straniere operanti nell’area.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Uno dei principali fattori di rischio è rappresentato dalla situazione nello Stretto di Hormuz, snodo essenziale per il commercio globale di petrolio e gas. Le minacce alla libertà di navigazione e gli episodi di attacco alle rotte marittime stanno producendo effetti immediati:aumento dei premi assicurativi “war risk” per le navi in transito;

  • rialzo dei costi di trasporto e allungamento dei tempi di consegna;

  • forte volatilità dei prezzi energetici;

  • maggiore incertezza nei flussi logistici internazionali.

La sola prospettiva di una chiusura o di limitazioni prolungate del passaggio marittimo alimenta tensioni sui mercati energetici e finanziari, con ripercussioni dirette sui costi industriali e sulla competitività delle imprese europee.

Attività commerciali e investimenti: importanza strategica del Medio Oriente

Il Medio Oriente rappresenta un mercato di riferimento per l’industria italiana, in particolare per l’export di eccellenze tecnologiche e prodotti di lusso. Per comprendere l’importanza strategica della regione, basti pensare che l’export italiano solo verso gli Emirati e l’Arabia Saudita vale rispettivamente 8  e 6 miliardi di euro. Inoltre, i capitali dei fondi sovrani mediorientali sostengono investimenti mirati nei settori industriali italiani ad alto valore aggiunto, consolidando relazioni che vanno ben oltre il semplice scambio commerciale e favorendo partnership durature e strategiche.

Impatto della crisi sulle imprese italiane

La crescente instabilità regionale e l’escalation militare hanno reso la gestione delle attività commerciali e degli investimenti più complessa e meno prevedibile. Le imprese devono rivedere cronoprogrammi, contratti e condizioni di fornitura, rafforzare le misure di sicurezza per il personale espatriato e far fronte all’aumento dei costi operativi e assicurativi.
Inoltre, la volatilità finanziaria e valutaria complica la pianificazione degli investimenti e la sostenibilità economica dei progetti in corso. In questo contesto, assumono un ruolo centrale la diversificazione delle rotte commerciali, il consolidamento delle partnership locali e l’adozione di strumenti di copertura del rischio geopolitico, elementi essenziali per preservare competitività e resilienza fino a un ritorno a condizioni di maggiore stabilità nella regione.

Numeri utili

Il Ministero degli Esteri ha creato una Task Force Golfo per assistere gli italiani bloccati nella regione per la crisi in Iran.

Ecco l’elenco completo dei numeri telefonici per emergenze forniti dal Ministero degli Esteri nella news sulla Task Force Golfo.

  • Unità di Crisi Farnesina: +39 0636225

  • Ambasciata d’Italia a Tel Aviv: +972548803940

  • Consolato d’Italia a Gerusalemme: +972505327166

  • Ambasciata d’Italia a Teheran: +989121035062

  • Ambasciata d’Italia a Riad: +966505254792

  • Consolato d’Italia a Gedda: +966506678310

  • Ambasciata d’Italia a Manama: +973 39539079

  • Ambasciata d’Italia a Kuwait City: +96599019353

  • Ambasciata d’Italia a Doha: +974 55513365

  • Ambasciata d’Italia a Baghdad: +9647866993034

  • Ambasciata d’Italia a Beirut: +9613489966

  • Ambasciata d’Italia ad Amman: +962775415000

  • Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi: +971 50 818 07 80, +971 50 010 19 98

  • Consolato Generale d’Italia a Dubai: +971 050 656 3375, +971 050 866 9546, +971 050 920 1247, +971 050 248 2601, +971 050 302 4263

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