USA: dazi antidumping ridotti sulla pasta italiana

Mar 18, 2026

Si allenta la pressione commerciale sulla pasta italiana esportata negli Stati Uniti, dopo mesi di incertezza legati a possibili misure restrittive. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha infatti reso nota la decisione finale nell’ambito dell’indagine antidumping, che inizialmente ipotizzava l’introduzione di dazi molto elevati su diversi produttori italiani.

L’inchiesta, avviata nei mesi scorsi, era partita dall’accusa secondo cui alcune aziende avrebbero venduto i propri prodotti negli USA a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato, creando così una distorsione della concorrenza a danno dei produttori locali. In una fase preliminare, si era arrivati a ipotizzare tariffe aggiuntive particolarmente gravose, con aliquote vicine al 90%.

L’ipotesi di nuovi dazi aveva suscitato forte preoccupazione nel settore agroalimentare, già alle prese con costi in aumento legati alle tensioni internazionali e ai rincari energetici e logistici. Inoltre, trattandosi di misure antidumping, non si sarebbe potuto contare su eventuali interventi correttivi analoghi a quelli previsti per altre tipologie di tariffe commerciali.

A seguito di un’approfondita verifica e della documentazione presentata dalle imprese coinvolte, le autorità statunitensi hanno però rivisto sensibilmente le proprie valutazioni. Le aliquote definitive risultano infatti molto più contenute rispetto a quelle inizialmente prospettate e riguardano un gruppo limitato di operatori, con percentuali differenziate ma complessivamente ridotte (2,65% – 7,00% per le aziende selezionate e 5,21% per le aziende non campionate). Tali aliquote saranno usate per liquidare i dazi 2023-2024 e per i depositi sulle future importazioni.

Determinante è stato il lavoro istituzionale svolto a sostegno del comparto, con il coinvolgimento delle autorità italiane ed europee che hanno affiancato le aziende nella presentazione delle memorie difensive e dei dati richiesti durante l’indagine.

La decisione finale rappresenta quindi un esito favorevole per l’export italiano di pasta negli Stati Uniti, evitando un impatto potenzialmente significativo su uno dei mercati più importanti per il settore.