Moda, FFF2026: “Serve un sistema paese che interfacci il valore prodotto dalle imprese”

Chiamata alle sfide globale e pronta a evolvere. La filiera moda toscana si pone l’obbiettivo di trasformare l’attuale fase di trasformazione in opportunità di sviluppo; nonostante la fragilità dei distretti messa a nudo da una ricerca realizzata da PwC per Confindustria Toscana Centro e Costa nell’ambito del progetto “Pelletteria 2030 – Distretto Futuro” e presentata a Future For Fashion 2026, in corso oggi a Firenze.

“Abbiamo l’obbligo di traghettare oltre la crisi questo nostro patrimonio manifatturiero di eccellenza e – soprattutto – non riproducibile” sottolinea Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa. “Nell’area metropolitana fiorentina – nel raggio di trenta chilometri – è presente una delle filiere più importanti del lusso a livello europeo. Che unisce grandi brand e Pmi; e copre ogni fase della lavorazione. Questo patrimonio – ingentissimo – fatto di saper fare e di innovazione, ha bisogno di politiche industriali. E ha bisogno di risposte sistemiche, per reagire ai colpi sempre più duri di questi anni. L’assenza di una politica industriale di settore – a partire da quella europea – non è più tollerabile. Ci serve un sistema paese che interfacci il valore prodotto dalle imprese. E ci serve più coerenza strategica fra noi e quello che sta fuori dai nostri stabilimenti. Questa è la rivoluzione industriale che occorre. Questo è il piano industriale straordinario per il Made in Italy di cui abbiamo bisogno. Da ieri, non da domani”.

La ricerca
La ricerca realizzata da PwC per Confindustria Toscana Centro e Costa, nell’ambito del progetto “Pelletteria 2030 – Distretto Futuro” – e presentata oggi – restituisce una fotografia dello stato di salute della filiera moda e pelletteria dell’area fiorentina e toscana, attraverso un approccio che combina analisi quantitativa e ascolto diretto degli operatori del settore. Lo studio si basa su interviste su un campione rappresentativo delle circa 6.000 aziende della filiera e brand dell’area fiorentina, che occupano circa 38.000 addetti, affiancate dall’analisi dei principali indicatori economici e occupazionali del comparto.
Ne emerge il quadro di un settore che continua a rappresentare uno degli asset strategici dell’economia regionale, con il 24% degli addetti toscani del comparto e circa 6,3 miliardi di euro di valore aggiunto generato, ma che sta attraversando una fase di forte trasformazione e contrazione.

“La ricerca mette in luce come il futuro della filiera dipenderà dalla capacità del sistema di preservare il proprio patrimonio di competenze e manifattura, affrontando al contempo le profonde trasformazioni che stanno interessando il mercato globale del lusso e della moda. Per cogliere questa sfida, sarà necessario rafforzare il sistema attraverso percorsi di aggregazione, sviluppo delle competenze, innovazione manageriale e valorizzazione dell’identità produttiva del territorio.” spiega Erika Andreetta, partner PwC Italia e EMEA Fashion & Luxury leader.

I dati evidenziano una riduzione significativa di imprese e occupazione nei distretti moda e pelletteria fiorentini: nel primo trimestre 2026 si registra un calo del 13% degli addetti rispetto al 2019 (-11% rispetto al Q3 2024) e una riduzione del numero di imprese attive pari al 20% (-8% rispetto al Q3 2024), con impatti particolarmente rilevanti nella pelletteria.
Il perdurare di tale dinamica negative per le aziende del territorio è accompagnato da un crescente ricorso agli ammortizzatori sociali, con un incremento del 269% delle ore di Cassa Integrazione Guadagni (CIG) tra il 2023 e il 2025 nel distretto moda fiorentino (+3% rispetto al 2024).

Secondo l’analisi di PwC emergono però anche segnali positivi, tra cui una crescita dell’export per la moda toscana pari al 4% nel 2025 rispetto all’anno precedente (+18% nel Q4 2025 rispetto al Q4 2024).
La ricerca evidenzia inoltre come alcune delle caratteristiche che hanno sostenuto la crescita del distretto negli anni abbiano oggi accentuato gli effetti della crisi. L’elevata flessibilità produttiva e la forte esternalizzazione delle attività, che hanno consentito di rispondere rapidamente alle richieste dei grandi brand internazionali, hanno favorito nel tempo una crescente frammentazione della filiera e una dispersione delle competenze. Parallelamente, la focalizzazione sull’efficienza operativa e la dipendenza da un numero limitato di clienti hanno rallentato lo sviluppo di competenze manageriali e commerciali necessarie per affrontare scenari di mercato più complessi e diversificati. A ciò si aggiungono la pressione sui margini determinata dall’aumento dei costi produttivi, la ridotta dimensione media delle imprese e una capacità ancora limitata di valorizzare e comunicare il ruolo distintivo del distretto e delle sue eccellenze manifatturiere.
Queste criticità si traducono in rischi concreti per il futuro del comparto: dalla contrazione della base produttiva e dalla perdita di competenze specialistiche, aggravata dalle difficoltà del ricambio generazionale, fino alla crescente difficoltà di cogliere nuove opportunità di mercato. In questo contesto si osservano inoltre fenomeni di integrazione verticale selettiva da parte dei brand e dei principali fornitori, orientati a garantire qualità, compliance e maggiore controllo della produzione, mentre il rischio di delocalizzazione di alcune attività rappresenta una sfida crescente per la competitività del distretto.

Il progetto Pelletteria 2030 – Distretto Futuro
Il progetto, promosso e portato avanti da Confindustria Toscana Centro e Costa, parte da assunti non negoziabili quali la trasparenza, la tracciabilità e l’etica, fondamentali per proteggere l’immagine del Made in Italy. E muove dalla necessità di definire una politica industriale unitaria e di ampio respiro che sostenga le imprese di fronte all’incertezza geopolitica e ai nuovi modelli di consumo; che promuova interventi rapidi e concreti, focalizzati sulla tutela delle competenze, sulla formazione di qualità e sulla salvaguardia delle eccellenze produttive.

Future For Fashion
Solo attraverso uno sforzo comune la moda potrà tornare a esprimere una forza attrattiva verso le nuove generazioni, garantendo il futuro della filiera; e in questo senso è nato Future For Fashion. L’appuntamento – giunto alla sua quinta edizione – organizzato e promosso dal Centro di Firenze per la Moda Italiana e da Confindustria Toscana Centro e Costa, che per un giorno, trasforma Firenze nel centro del dibattito strategico sul futuro del sistema moda italiano.

Per l’edizione FFF2026 ha scelto il giorno in cui il sistema moda internazionale è in scena nel capoluogo toscano per avviare una riflessione su: “Moda: valori, talento ed esperienze”. I protagonisti della giornata di oggi per la sessione introduttiva Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa; Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana e Sara Funaro, sindaca di Firenze, per una panoramica multidisciplinare sulle sfide globali. L’analista geopolitica Greta Cristini, con un approfondimento sull’incertezza del contesto internazionale, mentre l’imprenditore vitivinicolo Antonio Arrighi e il fashion designer Niccolò Pasqualetti con un dialogo sugli “ingredienti del successo” tra tradizione e innovazione. L’analisi economica è affidata alla ricerca presentata da Erika Andreetta, partner PwC Italia e EMEA Fashion & Luxury leader, che analizza l’evoluzione dei distretti della pelletteria e le nuove rotte della competitività. Le strategie per tornare a esprimere forza attrattiva, specialmente verso le nuove generazioni, sono al centro di una tavola rotonda che vede confrontarsi Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana; Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda e Stefania Lazzaroni, direttrice generale di Altagamma. I lavori proseguono poi con Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine sul ruolo centrale delle fiere come piattaforme di business e networking. In chiusura, in collaborazione con il Venice Sustainable Fashion Forum, Mauro Chezzi, vicedirettore di Confindustria Moda e Cristina Catani, direttrice finanziaria di Lyria che discuteranno sul l’impatto della normativa EPR e della responsabilità estesa del produttore. Le conclusioni sono di Antonella Mansi, presidente del CFMI.

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