Il Ministero dell’ambiente pubblica sul proprio Bollettino di informazione SOSTANZE CHIMICHE – AMBIENTE & SALUTE, le attività di monitoraggio, studio e ricerca in materia di inquinamento da sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS)
Introduzione
I PFAS tornano al centro dell’attenzione tecnica e normativa. Parliamo di una famiglia molto ampia di sostanze chimiche sintetiche che, negli ultimi anni, stanno diventando uno dei temi più caldi nella gestione ambientale, soprattutto per chi si occupa di acque, rifiuti e siti contaminati.
Il motivo è noto: i PFAS hanno proprietà molto performanti (repellenza ad acqua e olio, resistenza chimica e termica), ma proprio queste caratteristiche li rendono estremamente persistenti. Una volta rilasciati, non si degradano facilmente e tendono ad accumularsi in suolo, acque e organismi viventi. Non a caso sono ormai definiti “inquinanti eterni”.
Dal punto di vista tecnico, la vera criticità è la loro mobilità ambientale: possono diffondersi anche a grande distanza dal punto di rilascio, rendendo difficile la tracciabilità delle sorgenti e il contenimento della contaminazione. Questo complica molto le attività di monitoraggio e bonifica.
Dove si trovano (e da dove arrivano)
Le principali fonti di contaminazione sono ormai abbastanza chiare:
- scarichi industriali
- siti produttivi e di smaltimento
- utilizzo in prodotti di largo consumo
- applicazioni in ambito agricolo e civile
Il risultato è una contaminazione diffusa che interessa soprattutto le risorse idriche e i fanghi di depurazione, che possono diventare veri e propri “serbatoi secondari” di PFAS.
Il nodo salute: non più solo ambientale
Il tema non è più solo ambientale, ma anche sanitario. Diversi studi evidenziano effetti su:
- sistema endocrino
- fertilità e riproduzione
- fegato
- tiroide
- sistema immunitario
- incremento di alcuni tumori
Tecnologie di trattamento
Le tecnologie convenzionali di trattamento (acque reflue, percolati, fanghi) non sono efficaci nella rimozione dei PFAS.
Ad oggi, l’approccio più consolidato è la termodistruzione, ma:
- richiede condizioni operative molto spinte (temperature elevate, tempi di residenza controllati)
- se non gestita correttamente, può generare sottoprodotti tossici
Monitoraggio: il vero gap operativo
Uno dei problemi più sentiti è la mancanza di:
- dati omogenei a livello nazionale
- reti di monitoraggio capillari
- standard condivisi di riferimento
Questo rende difficile confrontare i dati e impostare strategie di intervento efficaci. Ed è proprio su questo fronte che si stanno muovendo le attività istituzionali.
Cosa sta cambiando
A livello nazionale ed europeo si sta andando verso:
- più monitoraggi mirati
- maggiore controllo delle filiere industriali
- sviluppo di strategie di prevenzione e riduzione del rischio
- evoluzione del quadro normativo (anche in ambito REACH)
Allegato
Bollettino di informazione SOSTANZE CHIMICHE – AMBIENTE & SALUTE
Contatti
Per Livorno l.ginocchi@confindustriatoscanacentroecosta.it
Per Firenze g.borselli@confindustriatoscanacentroecosta.it
Per Massa Carrara l.melani@confindustriatoscanacentroecosta.it
Questo contenuto è riservato ai soci. Accedi per leggere tutto.


