Infortuni e malattie professionali: Dossier donne edizione 2026

Apr 7, 2026

INAIL pubblica il Dossier contenente l’analisi statistica sugli infortuni e le malattie professionali che hanno coinvolto le donne dal 2020 al 2024, includendo anche le prime evidenze del 2025

Il dossier Inail, realizzato per la Giornata internazionale della donna, analizza infortuni e malattie professionali che hanno coinvolto le lavoratrici tra il 2020 e il 2024, con prime evidenze 2025. Come lo scorso anno, viene dedicata una sezione agli studenti, esclusi dalle analisi principali per concentrare l’attenzione sulle dinamiche del lavoro.

L’obiettivo è evidenziare come genere, età, provenienza e condizioni socioeconomiche influenzino esposizione ai rischi, vulnerabilità e assegnazione delle mansioni. Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso l’impatto delle differenze di genere nella valutazione dei rischi, poiché uomini e donne possono essere esposti a pericoli diversi o reagire in modo differente agli stessi rischi. Servono quindi dati scientifici per orientare misure di prevenzione più adeguate.

Il documento sottolinea criticità specifiche nei settori con forte prevalenza maschile o femminile e ribadisce la necessità di un impegno comune per superare discriminazioni e ostacoli nel mondo del lavoro. L’Inail contribuisce da tempo con analisi sui rischi tradizionali ed emergenti, tra cui invecchiamento della forza lavoro, rischi psicosociali, aggressioni e problemi di conciliazione vita-lavoro.

I dati 2024 mostrano che in Italia ci sono stati circa 515.000 infortuni, di cui quasi 180.000 riguardanti donne. Su 1.215 infortuni mortali, 97 hanno coinvolto lavoratrici. Delle oltre 88.000 malattie professionali denunciate, più di 23.000 hanno interessato donne. Particolarmente significativo è il dato sugli infortuni in itinere: su quasi 102.000 casi, oltre 49.000 (48,2%) hanno coinvolto donne. Tra gli eventi mortali in itinere, il 38% dei decessi femminili avviene durante gli spostamenti casa-lavoro, contro il 23,7% degli uomini.

Il dossier conclude che una comprensione approfondita delle differenze di genere rappresenta uno strumento fondamentale per politiche di prevenzione più efficaci e per garantire una tutela realmente equa e inclusiva, non limitata alla sola celebrazione dell’8 marzo ma sostenuta da un impegno costante.